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Dove finisce il liquido che esce dal rifiuto?

La pozza nera che finisce in rete

L’una del pomeriggio sulla platea di scarico. La fossa numero due è colma: la massa di rifiuto passa sopra il coronamento del muro e ha cominciato a cadere sulla viabilità interna. Sotto il mucchio sparso si sta formando una pozza scura che avanza piano verso la griglia. Nessuno ha ancora visto il trabocco: l’operatore del polipo guarda il suo schermo e il guardiano è alla pesa.

1 telecamere in 1 settori

Si chiede così

«Avvisami quando il rifiuto supera il muro della fossa o cade sulla viabilità.»

La pozza arriva alla griglia e da lì il liquido non è più un problema dell’impianto: è un problema del fiume. Uno scarico registrato a valle si paga con un procedimento, con analisi da pagare e con un’ispezione che torna ogni mese per un anno. E resta la domanda senza risposta: per quanto tempo è colato? Senza nessuno che guardasse, la risposta onesta è che non si sa.

Si decide una volta

L’impianto decide una volta sola qual è l’altezza da non superare, quali tratti di viabilità devono restare asciutti e chi gestisce l’avviso in ogni turno. IRIS lo verifica per tutto lo scarico, camion dopo camion, senza dipendere da qualcuno che si ricordi di affacciarsi alla fossa. E conserva l’ora esatta del primo trabocco, che è proprio il dato che l’ispettore chiederà e che oggi non ha nessuno.

Il percolato è il problema meno vistoso di un impianto di rifiuti. Non fa rumore, non finisce in fotografia e non lo guarda nessuno, perché chi sta sulla platea di scarico ha gli occhi sulla benna e sul camion, che è dove ci si fa male. Il pavimento lo si guarda a fine turno, quando è già asciutto e resta solo l’alone.

IRIS guarda il muro e guarda il pavimento. Vede quando la massa di rifiuto arriva al coronamento, quando comincia a cadere sulla viabilità e vede il velo scuro che cresce sotto il mucchio. Non dice cosa sia quel liquido: dice che c’è qualcosa di scuro dove il pavimento dovrebbe essere asciutto, dice da che minuto e conserva tutta la sequenza.

Questo cambia due conversazioni. Quella interna, perché la fossa si svuota prima di traboccare e non dopo. E quella esterna: il giorno in cui arriva un reclamo per uno scarico, l’impianto può mostrare a che ora è iniziato, quanto è durato e cosa si è fatto, invece di difendersi con la memoria di un turno finito tre settimane fa. E in un giorno di pioggia, quando il percolato si moltiplica, quella differenza è tutta la differenza.

Cosa cambia

Prima il trabocco lo si scopriva passando sulla viabilità, o direttamente il giorno dopo, con la scia già asciutta. L’ora sul rapporto era quella in cui qualcuno l’aveva visto, non quella dell’inizio.

Adesso il turno riceve l’avviso mentre la massa sta superando il muro e c’è ancora tempo per chiamare il polipo e abbassare il livello. E il rapporto porta l’ora vera, quella del primo minuto, perché l’ha messa la telecamera e non la memoria.

Dove l’abbiamo visto

Cosa non fa

IRIS non analizza il liquido. Non sa se quello che c’è a terra è percolato, acqua piovana o lo spurgo di una manichetta, e non lo dirà.

Vede un velo scuro che cresce dove il pavimento dovrebbe essere asciutto, dice dov’è e da quando, e conserva il video. Chi preleva il campione, cosa si dichiara e chi si avvisa resta compito dell’impianto.

Domande

Distingue una pozza di percolato da una di pioggia?
No. Vede un velo scuro su un pavimento che dovrebbe essere asciutto, e questo dice. La differenza tra percolato, acqua sporca e acqua piovana la stabilisce un campione, non una telecamera. In pratica pesa meno di quanto sembri: l’avviso scatta dove l’impianto ha detto che il pavimento deve restare asciutto, e lì una pozza è una pozza da andare a guardare, da qualunque cosa venga.
Può avvisare prima che trabocchi?
Sì, ed è la versione più usata. La regola non deve aspettare il trabocco: si può scrivere sull’altezza della massa dentro la fossa, usando come riferimento un segno sul muro. Quando il rifiuto arriva a quel segno l’avviso parte e c’è ancora margine per chiamare il polipo. Il trabocco resta come seconda regola, quella che non si può più evitare e che serve a fissare l’ora esatta.
E in un giorno di pioggia, col pavimento tutto bagnato?
Quel giorno la regola del pavimento non serve, ed è giusto dirlo. Con il piazzale bagnato da parte a parte, un velo scuro in più non si distingue dal resto. Per questo la regola utile nei giorni di pioggia è quella del muro: il livello della fossa e il materiale che cade sulla viabilità si vedono uguale, con o senza pioggia. Le due regole convivono, e in pratica l’avviso di livello lavora quasi tutto l’inverno.
Questo vale come prova davanti a un’ispezione?
Non è un certificato, e non diremo che lo sia. Quello che c’è è il video con la sua ora, il registro di quando è iniziato e quando è stato chiuso, e cosa si è fatto nel mezzo. Se serva o no in un procedimento lo dirà chi segue il procedimento. Quello che cambia di sicuro è la posizione dell’impianto: arrivare alla riunione con la sequenza completa non è come arrivarci con la memoria di un turno di un mese fa.

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Qualcosa si è versato

Avvisami se c’è liquido o schiuma fuori posto e dopo due minuti è ancora lì.

  1. La frase
  2. Dove vale
  3. Cosa trova
  4. La stessa regola
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Queste parole sono quelle che abbiamo costruito, non quelle che IRIS capisce. L’elenco resta corto apposta: si chiede con una frase, e le frasi non finiscono. Raccontaci cosa hai davanti alle telecamere e ti diciamo se lo capisce, o se non ancora.

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E la cosa migliore

C’è un momento in cui si può fare qualcosa.È mentre sta succedendo, e dura poco.

Dopo resta solo da raccontarlo. IRIS avvisa in quel momento — telecamera, ora e immagini — e chi è di guardia decide cosa farne.

Raccontaci il tuo problema e ti diciamo se IRIS lo capisce oppure non ancora.

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